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PATTO DI SALUTE A RIETI

Aumentare il livello di quantità ed efficienza delle donazioni di sangue e plasma è indispensabile per la produzione di farmaci alla base di terapie salvavita per la cura di malattie rare o immunodeficienze.
Per raggiungere questo obiettivo,a Rieti è stato siglato un “Patto di salute” che ha visto tra i firmatari le due associazioni riceventi Aip (Associazione Immunodeficienze Primitive) e Fedemo (Federazione associazioni emofilici), le associazioni donatori (Fidas, Croce Rossa) e il Centro nazionale sangue.
L’evento, promosso dalla Diocesi di Rieti, è stata l’occasione per fare il punto sulle donazioni di sangue e plasma in Italia e affrontare i temi dell’aumento della raccolta del sangue, necessario a raggiungere l’autosufficienza nazionale, e della dimensione etica della donazione.
“L’obiettivo di questo dialogo inter-istituzionale, iniziato a Firenze il 12 ottobre al Forum della Salute e continuato oggi a Rieti – hanno sottolineato gli organizzatori – è quello di proporre un documento condiviso sui temi rilevanti della donazione che possa essere presentato per la prossima giornata della donazione che si celebra il 14 giugno 2019″.
All’evento hanno partecipato oltre 200 studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori di Amatrice e Rieti, città che ospita il principale stabilimento di lavorazione del plasma in Italia, di proprietà di Shire, dove quest’anno è stato frazionato un volume di 2,8 milioni di litri di plasma.
“Giornate come questa sono fondamentali – ha sottolineato Roberta Siliquini, presidente del Consiglio superiore di sanità – Abbiamo raggiunto l’autosufficienza di sangue e plasma senza grandi sforzi, grazie alla generosità del popolo italiano. In un momento di calo, che può anche essere fisiologico, è importante che questa cultura venga diffusa tra i giovani fin dalle scuole elementari. L’idea di creare un grande gruppo di lavoro che tenga in considerazione tutti gli attori del sistema può dare quel valore aggiunto affinché si riesca a raggiungere un cambio di qualità”.
Secondo gli ultimi dati del Centro Nazionale Sangue nel 2017 i donatori sono stati poco più di un milione e 680mila, in calo di 8mila unità rispetto all’anno precedente, di cui 304mila nuovi.
Il calo continua dal 2012, anno “di picco” con quasi un milione e 740mila donatori. Il 31% è donna, e la fascia di età in cui sono più numerosi è quella 46-55 anni, il 29% del totale, e quelli tra 36 e 45, il 26%.
Il 13% ha tra 18 e 25 anni. Nel 2017 sono state effettuate oltre tre milioni di donazioni (3.006.726 per la precisione), trentamila in meno rispetto all’anno precedente.
Attraverso le donazioni in aferesi è stato possibile invece raccogliere quasi 830mila chili di plasma, indispensabile per la produzione di una serie di farmaci salvavita, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016. Grazie al sistema sangue italiano, che si basa totalmente sulla donazione volontaria e non remunerata, sono state effettuate oltre 637mila trasfusioni, per interventi chirurgici o terapie di malattie come la talassemia.
Per fortuna l’Italia riesce a essere autosufficiente ma solo grazie alla compensazione tra le regioni.
Il contributo all’autosufficienza nazionale di globuli rossi è stato prevalentemente fornito da Piemonte (27%), Lombardia (16%), Veneto (14%), Trento (10%), Emilia-Romagna (9%).

“Non possiamo sottrarci a scendere in campo a favore di una piena e consapevole utilità della donazione, sollecitando la solidarietà di tutti per la vita dei pazienti affetti da immunodeficienza – ha dichiarato Alessandro Segato, presidente Aip, l’Associazione Immunodeficienze Primitive per malattie causate da difetto genetico dei normali meccanismi della risposta immunitaria – Ecco perché stiamo dialogando con le associazioni di donatori e con gli altri stakeholder del ‘sistema sangue’, per sviluppare una strategia che possa mettere al centro della donazione il paziente e l’utilità della donazione per esso, in modo tale che ci sia piena consapevolezza del gesto gratuito che si compie e dalla propria utilità per la vita delle persone che ne beneficiano.
Nel prossimo appuntamento di giugno vorrei che venissero fuori alcune priorità, come quella di un numero dedicato alla donazione del plasma e un centro nazionale di coordinamento: ci deve essere più facilità di accesso alla donazione”.
Il plasma fornisce attraverso il processo di aferesi elementi come immunoglobuline, albumina e fattori di coagulazione, componenti fondamentali per la produzione di farmaci salvavita.
Attraverso le donazioni, nel 2017 è stato possibile raccogliere quasi 830mila chili di plasma, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016. Grazie al sistema sangue italiano, che si basa totalmente sulla donazione volontaria e non remunerata, sono state effettuate oltre 637mila trasfusioni, per interventi chirurgici o terapie.

“La necessità di continuare questo cammino in Italia, in cui la donazione volontaria è la forma unica per raccogliere plasma, è fondamentale perché si deve cercare mantenere questa autonomia – ha sottolineato Massimiliano Barberis, plant manager Shire – Attività di sensibilizzazione per i giovani sono importantissime, perché iniziando a donare a 18 anni teoricamente si ha davanti a sé mezzo secolo di donazione.
Questo significa salvare tantissime vite umane.
Quello che seminiamo oggi contribuirà a scrivere il futuro del sistema plasma italiano”.

Il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili ha ricordato che: “Il sangue rappresenta l’elemento vitale.
Il dono del sangue è un’esperienza di vera solidarietà, di notevole valore civico ed etico, un gesto di grande generosità, che permette di salvare tante vite umane. La donazione è un atto volontario, gratuito, anonimo e responsabile che – ha concluso – restituisce alla nostra società ‘liquida’ la solidità dei valori”.

Don Valerio Shango, Direttore Ufficio Diocesano Problemi Sociali e Lavoro Rieti ha affermato che il tema del convegno , “PATTO DI SALUTE #donaresangue  #donareplasma”, è stato voluto dall’Ufficio Diocesano Problemi Sociali e Lavoro in collaborazione con SHIRE.
“Si è pensato, in sinergia – ha affermato – di offrire alla città un momento formativo centrato sulla rilevanza sociale del dono del sangue e del plasma quale fonte di benessere sociale ed economico”.
Ha poi continuato rivolgendosi direttamente ai tanti giovani delle scuole presenti: “Ho pensato a voi, cari ragazzi e ragazze, al mondo dello sport e della scuola, altrettanto al “mosaico” volontariato ove la parola solidarietà trae la sua forza di speranza.
Questo momento è un tentativo di sigillare un “Patto di salute” con la Città, mettendo in risalto quest’atto di donazione del sangue e del plasma.
Perché il sangue è vita.
Non si deve credere che la necessità di raccogliere sangue si presenti solo in occasione di gravi calamità o di eventi eccezionali.  
Il bisogno di sangue in campo medico è una necessità costante;  l’uso del sangue e dei suoi derivati è necessario nella quotidianità di molte terapie, di molti interventi chirurgici, delle urgenze a cui bisogna fare fronte.
In positivo, la donazione del sangue aiuta a controllare la propria salute.
E donare il sangue è una vera scelta del cuore, un atto di solidarietà verso il nostro simile e verso noi stessi”.  

Sono intervenuti per le associazioni di volontariato del settore, Adriano de Nardis della Croce Rossa; Aldo Ozino Caligaris, Presidente nazionale di Fidas (Federazione delle Associazioni donatori di sangue) e Luigi Ambroso di FEDEMO, la Federazione delle Associazioni degli Emofilici.

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